Avete già sentito da qualche altra parte cosa usare per fare i fighi?
Sto parlando di "Se vuoi fare il figo, usa lo scalogno" di quel figo in tutti sensi, anche senza scalogno, che è Carlo Cracco. Perché Cracco anche se è palesemente snob, ne sa tante, secondo me tantissime, e il modo in cui parla e quello che dice, anche se è un po' elitario, lo trovo sacrosanto. Poi siamo entrambi iscritti alla stessa associazione "Uniti contro il glutammato e il brodo di dado".
Ovviamente io mi sono fiondato il libreria appena uscito per comprarlo farmelo regalare e seppur inizialmente delusissimo dalla (quasi) mancanza di fotografie (su 60 ricette ne vengono fotografate meno di 20) mi sono dovuto ricredere quando ho iniziato a leggerlo. Non solo la struttura a "livelli" che ti porta a scoprire numerose ricette anche piuttosto classiche e ti insegna a cucinarle a regola d'arte, ma anche la presenza di altrettante lezioni che ti aiutano a muovere i primi passi in quella che lui chiama la grammatica della cucina ne fa un libro di cucina davvero completo. Inoltre ogni ricetta è accompagnata da una piccola storia personale e secondo me, le sue parole ti catapultano in quella ricetta, in ciò che rappresenta e finito di leggere, il motto di Cracco "La cucina è cultura" non suona affatto inappropriato o retorico.
Perché cucinare non vuol dire solo preparare qualcosa, casomai anche buonissimo, che poi possiamo mangiare: il vero senso secondo me sta nell'essere consapevoli di ciò che cuciniamo e del perché: cosa c'è dietro, cosa stiamo creando. Ovviamente è più difficile rapportare questo ragionamento alla cucina di tutti i giorni, che spesso, volenti o nolenti, è necessità ed un dovere più che un piacere.
Basta però parlare di cose serie e profonde, torniamo alle solite cavolate. Siccome ormai sono una star del web tipo TacchiAlti (Chi?? Ecco, appunto.) tutti mi chiedono consigli per cosa preparare o un aiuto culinario via web. Io poi spaccio sempre per mie le ricette degli altri e mi sento davvero Carlo Cracco.
Mi manca solo la barba e le stelle Michelin.
Ora se anche voi, volete dei consigli culinari non esitate a contattarmi perché io mi diverto un sacco e poi sono tutto il giorno in apprensione per il casino che andrete a combinare nel forno. Ovviamente, solo se siete incapaci sennò vi conviene chiedere alle vajasse moderne che passano la giornata tra dolci alla Nutella di cookaround e le puntate di La prova del cuoco.
Il mio allievo preferito, oltre alla mia amica di Pavia che ormai fa dei dolcetti che Buddy Valastro guarda e impara, è il mio amico fotografo Salvatore. Ovviamente Salvatore è solo il suo nome d'arte, perché ama l'Italia ma viene da Los Angeles. Mi segue sempre e mi chiede sempre le ricette, vorrebbe fare il bullo e non capire quanto sono importanti le cose che gli spiego ma in realtà mi ascolta, infatti sta imparando tanto e ora diventerà un vero cuoco, qui la sua testimonianza su quanto sia migliorato in cucina. Sono davvero orgoglioso di lui.
Non preoccupatevi, perché per sicurezza gli ho fatto firmare subito un contratto per il quale non può aprire un foodblog ed è diventato il fotografo ufficiale per il nostro prossimo libro di ricette senza che il nostro editore non ancora lo sappia, perché a noi piace fare i conti senza l'oste, fasciarci la testa prima che si rompa e usare i modi di dire a spoposito.
Passiamo però ora alla ricetta di oggi ché su questo blog dobbiamo pensare a far diventare famoso me, non i miei amici. La ricetta è liberamente ispirata ad una ricetta proposta nella finale della prima stagione di Masterchef USA. Whitney, poi vincitrice, fece un petto di pollo marinato al latticello, ma siccome io non sono a Masterchef il latticello l'ho lasciato a chi ha tempo da perdere per girare tutti i supermercati della nazione. Ho usato una marinata semplicissima con yogurt e aneto, ma come dice un classico della letteratura "L'aneto si è fermato a Eboli" e pare non sia terrone-friendly.
Voi gente sotto il Po che dite? Secondo me fresco si trova con facilità, è solo che non fate attenzione.
La mia ricetta è abbastanza ricca, ma potete usare questa marinatura anche solo per arricchire un petto di pollo alla piastra.
POLLO CROCCANTE MARINATO ALL'ANETO SU LETTO DI SPINACI
Ingredienti:
2 fette di petto di pollo
yogurt bianco
aneto fresco
sale
1 uovo
pangrattato
fette biscottate
farina
cracker
prezzemolo
pepe
parmigiano
500gr spinaci freschi
latte
aglio
olio di semi
Preparazione:
Preparate in una contenitore ermetico la marinata con 3 cucchiai di yogurt intero, un filo d'olio, un pizzico di sale e una bella manciata di aneto fresco tritato. Mettete a marinare due fette di petto di pollo abbastanza spesse, incidendo la carne per far assorbire meglio lo yogurt, per almeno un'ora in frigo.
Preparate in un frullatore (o pestandolo a mano) il pan grattato speciale. Frullate un cucchiaio di pangrattato, un cucchiaio di farina, mezzo pacchetto di cracker e due fette biscottate. Aggiungete un manciata di prezzemolo tritato e una spolverata di aneto, sale. Prendete il pollo marinato, togliete lo yogurt in eccesso e passatelo prima nell'uovo sbattuto con un goccio di latte e poi nel pangrattato, ripetete il procedimento un'altra volta per una doppia panatura. Friggete in olio di semi ben caldo, ma senza ricoprire il pollo completamente nell'olio. Fate cuocere per circa 5' a lato, anche meno, dipende dallo spessore della carne. La panatura deve essere croccante e dorata, cuocete a fuoco medio alto per non far impregnare la panatura di olio e girate solo una volta per lato. Preparate gli spinaci a parte, in una casseruola fate appassire in un filo d'olio e uno spicchio d'aglio gli spinaci freschi lavati a fuoco basso. Togliete l'aglio prima di aggiungere gli spinaci. Quando saranno morbidi, mantecate con un po' di latte e un cucchiaio di parmigiano, aggiungete un po' di sale,potete aromatizzare con una grattata di scorza di limone. Dovranno avere un sapore delicato.
Marco